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Alza la voce contro le discriminazioni. Al via la campagna regionale
(23/10/11)
“La discriminazione non è un gioco”; “La discriminazione è come una porta sbattuta in faccia, un’ingiustizia”. “Non accettare in silenzio qualsiasi forma di discriminazione”. Questi i messaggi lanciati dalla nuova campagna antidiscriminazione prodotta della Regione Emilia-Romagna (assessorato alle Politiche sociali) e realizzata dalla Rete Mier - Media interculturali Emilia-Romagna, per sensibilizzare i cittadini contro discriminazione e razzismo.
Per l’occasione sono stati realizzati due spot video e uno radiofonico, disponibili on-line sul sito E-R Sociale e su Youtube. Gli spot invitano tutti, non solo le vittime ma chiunque assista a episodi di razzismo e discriminazione, a segnalarli al Numero Verde regionale 800 662200.
Gli spot
Tre i prodotti realizzati da Regione e Mier nell’ambito della nuova campagna. Lo spot video “Vengo anch’io” si ispira alla celebre canzone di Enzo Jannacci ed èambientato in una classe delle elementari. Un gruppo di bambini in girotondo canta “Vengo anch’io”. Ma tre di loro sono fuori dal cerchio e cercano di partecipare al gioco e alla canzone. I compagni li escludono e rispondono “No tu no!”. L’ultima bambina allora chiede “Ma perché?”. "La discriminazione non è un gioco”, dice la voce fuori campo. “Se sei testimone o vittima di una discriminazione rivolgiti alla rete regionale contro le discriminazioni”.
Anche il secondo spot video, intitolato “Tema: la discriminazione”, è ambientato a scuola. La maestra propone ai bambini un tema su questo difficile argomento chiedendo loro di spiegare cos’è la discriminazione. A un bambino viene in mente un episodio a cui ha assistito lungo le scale del suo condominio: un gruppo di persone entrano in un appartamento, ma all’ultima donna viene chiusa la porta in faccia. “Discriminare è contro la legge”, riflette il bambino. “La discriminazione è come una porta sbattuta in faccia, un’ingiustizia”.
Lo spot audio ripropone invece le frasi di protagonisti della storia della non violenza e maestri della tolleranza: sono le voci di Martin Luther King, Ghandi, Aung San Suu Kyi, Nelson Mandela. “Donne e uomini che hanno alzato la voce contro ogni discriminazione”, recita lo spot. “Alza anche la tua. Puoi fare la storia. Non accettare in silenzio qualsiasi forma di discriminazione”.
Il Centro regionale contro le discriminazioni
Sono in tutto 214, tra nodi, sportelli e “antenne”. È il Centro regionale contro le discriminazioni, il cui processo di costruzione è stato avviato nel 2008. Il Centro è una vera e propria rete su tutto il territorio, con sportelli già operativi di Comuni, sindacati e sedi di associazioni che hanno deciso di includere la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni nelle attività già svolte.
Parallelamente alla costruzione e formalizzazione delle rete, sono stati organizzati corsi di aggiornamento di base per le figure incaricate da ciascun soggetto come referenti operativi dell’antidiscriminazione. Otto, finora, le edizioni del corso che hanno coinvolto circa 200 persone, la nona inizia il 12 ottobre. L’obiettivo è fornire un quadro di tipo sia teorico che concreto della discriminazione, approfondire gli strumenti di ascolto e di supporto necessari per accogliere una persona che è stata o si percepisce come vittima di discriminazione, fornire elementi per identificare e riconoscere la discriminazione, conoscere i riferimenti legislativi per orientare l’utente alla tutela dei propri diritti.
Le segnalazioni
Nel 2011, fino a oggi, sono state 48 le segnalazioni fatte al Centro: 19 nel 2008, 24 nel 2009, 29 nel 2010. Tra gli ambiti dove si sono verificati maggiormente episodi di discriminazione c’è il lavoro (con 15 casi nell’anno in corso) e l’accesso ai servizi (13 casi). Trentanove casi sono legati all’etnia, 4 alla disabilità, 3 al genere 2 all’orientamento sessuale. Diciannove casi sono stati gestiti a Ravenna, 6 a Reggio Emilia (altrettanti a Modena e Bologna), 4 a Parma, 3 a Rimini, 1 a Ferrare e 1 a Forlì-Cesena, 2 direttamente dalla Regione Emilia-Romagna.
Il Centro regionale contro le discriminazioni dell’Emilia-Romagna è stato il primo in Italia a sottoscrivere un accordo operativo con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) del Dipartimento Pari Opportunità. Grazie a questo è stata avviata una stretta collaborazione per la gestione e il monitoraggio dei casi, la formazione, la promozione di iniziative di sensibilizzazione, la realizzazione di ricerche a approfondimenti anche attraverso la partecipazione congiunta a progetti europei.
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Il Centro regionale contro le discriminazioni
Immigrati, parere positivo della giunta regionale a una proposta di legge sul voto
(20/07/11)
Estensione dell’elettorato passivo e attivo (e, dunque, la possibilità di eleggere ma anche essere eletti) a tutti gli stranieri e apolidi, dai consigli di Quartiere alle Regioni. La giunta regionale dell’Emilia-Romagna, con apposita delibera, ha condiviso una proposta di legge in materia di voto agli immigrati; capofila del progetto, la Regione Toscana. Se la proposta di legge entrasse in vigore nel corso del 2012, i potenziali beneficiari del diritto di voto in Emilia-Romagna sarebbero non meno di 250.000 persone.
“E’ una scelta di civiltà e democrazia – ha commentato l’assessore alle Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna Teresa Marzocchi – nei confronti di persone che vivono sul nostro territorio, lavorano, pagano le tasse. Garantire loro la possibilità di eleggere ed essere eletti significa coinvolgerli ulteriormente nella vita di una società che è già loro, a tutti gli effetti, e responsabilizzarli ancora di più. Significa, inoltre, costruire una società più sicura e più coesa”.
L’assessore Marzocchi ha ricordato come, in base al proprio Statuto (articolo 2, comma 1), la Regione persegua l’obiettivo di assicurare “nell'ambito delle facoltà che le sono costituzionalmente riconosciute, il diritto di voto degli immigrati residenti”. La legge regionale 5 del 2004 (articolo 8) stabilisce inoltre che la Regione, per promuovere un’effettiva partecipazione e il protagonismo dei cittadini stranieri immigrati nella definizione delle politiche pubbliche, “favorisce la realizzazione di percorsi a livello locale, con particolare attenzione all'equilibrio di genere e alle aree di provenienza e con particolare riferimento a forme di presenza nei Consigli degli Enti locali, di rappresentanti di immigrati e, ove consentito, all’estensione del diritto di voto degli immigrati”.
La proposta di legge che ha avuto parere positivo dalla giunta regionale dell’Emilia-Romagna riguarda in sostanza la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo (febbraio 1992), sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, e la delega al governo a emanare un decreto legislativo per il riordino della normativa in tema di elettorato attivo e passivo e di liste elettorali, nel rispetto di alcuni principi e criteri: i cittadini stranieri e gli apolidi residenti in Italia hanno diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni locali; è necessaria la residenza da almeno 5 anni, la titolarità della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno, e l’assenza delle condizioni previste come causa di esclusione del cittadino italiano dall’elettorato. Per elezioni locali si intendono le consultazioni per l’elezione del consiglio comunale e del sindaco, consiglio provinciale e presidente della provincia, consiglio regionale e presidente della giunta regionale (dove sia prevista l’elezione diretta). In base al disegno di legge il diritto di elettorato vale inoltre per le circoscrizioni di decentramento comunale, e per ogni altro organo elettivo a suffragio popolare istituito da statuti di Comuni, Province e Regioni.
Confluenze è online
(05/07/11)
È online il nuovo numero di Confluenze, Vol 3, No 1 (2011): Migrazioni internazionali: integrazione e straniamento.
La rivista digitale si occupa di studi latinoamericani nell'ambito delle scienze umane e sociali.
L’obiettivo è riflettere una prospettiva interdisciplinare cercando di far incontrare e dialogare non solo le differenti culture del continente americano e del mondo iberico ma anche le diverse aree delle scienze umane e sociali in ambito americanistico.
La rivista è scaricabile a questo link: http://confluenze.cib.unibo.it/index
Percorsi personalizzati, tirocini formativi, volontariato: il "Patto di accoglienza" della Regione per i migranti del nord Africa
(20/06/11)
Oltre al cibo, all’alloggio e ai vestiti, anche l’orientamento, l’informazione legale, la mediazione linguistica culturale. Così come l’accompagnamento ai servizi socio-sanitari, educativi e di integrazione sociale, compreso l’insegnamento della lingua italiana, e i tirocini formativi. Da una prima accoglienza “emergenziale” si passa quindi a una più personalizzata, secondo un vero e proprio patto con cui si specificano gli “interventi minimi” che devono essere garantiti dalle strutture a chi richiede la protezione internazionale. E’ quanto ha stabilito la cabina regionale di regia con un apposito documento di indirizzo.
“Accogliere queste persone e dare loro strumenti perché si possano inserire nei territori. Questo è il nostro obiettivo – ha sottolineato oggi, Giornata mondiale del rifugiato, l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi – . Abbiamo voluto collegare la ricorrenza del 20 giugno con l’attualità: presentiamo il ‘patto’ per l’accoglienza, con cui ospitiamo persone che entrano in un percorso. Persone a cui proponiamo la sperimentazione di tirocini formativi e di orientamento, con copertura assicurativa; ma anche l’inserimento, in questi primi sei mesi, in attività di volontariato: pensiamo – ha concluso l’assessore – possa essere un’esperienza molto utile sia per le persone accolte, che per la società che li accoglie”.
“Da metà aprile a oggi sono circa mille le persone accolte in Emilia-Romagna, nell’ambito dell’accordo nazionale per la gestione dell’emergenza libica – ha ricordato l’assessore alla Protezione civile Paola Gazzolo – . Con i nuovi arrivi di questa settimana supereremo i 1100 migranti; siamo dunque già nella seconda fase di accoglienza del piano nazionale, che per l’Emilia-Romagna prevede il raggiungimento di una quota massima di 1520 persone. Stiamo rispettando l’obiettivo dell’accoglienza ‘diffusa’ su tutto il territorio; accoglienza che – ha concluso l’assessore – , grazie agli enti locali e alle strutture, viene gestita senza creare tensioni, in modo umano ed efficiente”.
Sulla base dei criteri stabiliti dalla cabina di regia regionale e delle intese con le Province e i Comuni, in raccordo con le Prefetture, sono state individuate le strutture di accoglienza appositamente convenzionate (oltre 100, in circa 75 Comuni) e le rispettive destinazioni. Accanto alla rete dei Comuni Sprar, dunque – già consolidata da tempo, presente in Emilia-Romagna in tutte le province per circa 300 posti complessivi – per far fronte ai nuovi arrivi è stata attivata una rete regionale con strutture pubbliche e private, della Caritas, degli enti diocesani e dell’associazionismo del terzo settore. Una rete ampia, coerente con la scelta della Regione Emilia-Romagna e degli enti locali di distribuire in modo equilibrato le presenze. Con questa rete ora si concorda di garantire – oltre all’accoglienza già in essere – gli “interventi minimi”, individuati dalla cabina regionale di regia, che possono essere ricompresi nel contributo massimo giornaliero di 40 euro lordi a beneficiario. Sarà l’Agenzia regionale di protezione civile – soggetto attuatore per la gestione di tutte le attività di accoglienza in Emilia-Romagna dei migranti dal nord Africa richiedenti asilo oppure titolari del permesso temporaneo (articolo 20 Testo Unico in materia d’immigrazione) – a tradurre operativamente nei prossimi giorni il documento di indirizzo della cabina di regia, anche attraverso le apposite convenzioni già stipulate con gli enti locali e il terzo settore.
Saranno quindi le strutture di accoglienza, in accordo con gli enti locali del territorio, a condividere (in qualità di “soggetto gestore”) e a sottoscrivere con i migranti il “patto”, in cui si impegnano a garantire l’accoglienza e gli interventi minimi, mentre i beneficiari a loro volta assicureranno una permanenza attiva e partecipativa. Le strutture comunicheranno periodicamente all’Agenzia regionale di protezione civile gli interventi realizzati e le spese sostenute.
Per maggiori informazioni
- Mappa con piano regionale di accoglienza per provincia dei cittadini provenienti dai paesi del nord Africa (.jpg, 284 KB)
- “Emilia-Romagna Terra d’asilo: i dati del monitoraggio Sprar” al 31/12/2010 (.doc, 428 KB)
- Il calendario delle iniziative legate al 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato (.pdf, 179 KB)
Bologna, 2.600 euro per la miglior tesi su disabilità e lavoro
(13/05/11)
Un premio di 2.600 euro alla miglior tesi di laurea specialistica dedicata ai disabili e in particolare al loro inserimento lavorativo e alla loro integrazione nei luoghi di lavoro. A istituirlo, per volontà della Cisl, è l'Università di Bologna, in memoria del responsabile del Dipartimento Handicap della Cisl Nazionale Flavio Cocanari, sindacalista e studioso attento alle tematiche riguardanti la disabilità.
L'iniziativa si rivolge a tutti i laureati che abbiano conseguito il titolo di studio alla Facoltà di Scienze della Formazione o alla Facoltà di Giurisprudenza nel periodo compreso tra il 1° luglio 2010 e il 31 luglio 2011.
L'assegnazione del premio avverrà tramite concorso pubblico. Una Commissione giudicatrice valuterà nel merito le tesi di laurea, riservandosi di suddividere il premio in parti uguali (1.300 euro a testa) nel caso di elaborati giudicati pari merito.
La domanda di partecipazione al concorso, in carta semplice e indirizzata al Magnifico Rettore dell’Università di Bologna, Ufficio Borse di Studio – Via delle Belle Arti n. 42, 40126 Bologna, dovrà essere presentata o fatta pervenire tramite corriere/servizio entro il 16 settembre 2011.
Per maggiori informazioni
Il bando (.doc, 56 KB)
Contro le discriminazioni: una guida sull'accesso al lavoro pubblico da parte dei cittadini extracomunitari
(06/04/11)
Per lavorare a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione è necessario essere cittadini italiani? È questa la domanda che dà il "la" a Discriminazione sul lavoro, una guida pratica per orientarsi nella normativa in continua evoluzione che regola l'accesso al pubblico impiego da parte dei cittadini extracomunitari.
Pubblicata all'interno della collana "Quaderni contro le discriminazioni" dal Centro sulle discriminazioni della Regione Emilia-Romagna insieme all'assessorato alle Politiche sociali del Comune di Modena, la guida curata da Caterina Burgisano, Viviana Bussadori e Miles Gualdi prende in esame tanto la Costituzione e la legislazione ordinaria, quanto la giurisprudenza, le sentenze e anche la normativa europea ed internazionale.
"Chi ritiene che la cittadinanza italiana debba essere un requisito necessario per lavorare nel pubblico impiego basa la propria posizione principalmente sul diritto positivo, cioè sulle leggi – affermano i curatori –. Vi sono infatti diverse norme, in primis la Costituzione, che prevedono che per lavorare per gli Enti pubblici (locali o statali) si debba essere cittadini italiani o comunitari, visto che la legislazione europea impone la parità di diritti tra tutti i cittadini dei Paesi dell'Unione. Poiché non esistono norme che prevedono esplicitamente il contrario, sarebbe illegittimo assumere cittadini non comunitari nella pubblica amministrazione".
Nel corso degli ultimi anni, però, si sono moltiplicate le sentenze di tribunali di merito che hanno definito il requisito della cittadinanza come "decaduto" e superato in nome della normativa che tutela i cittadini stranieri dalla discriminazione nell'accesso al lavoro. D'altra parte, l'unica sentenza della Corte di Cassazione che si esprime sul tema (è la sentenza 24170 del 2006) ha confermato la tesi secondo cui per essere assunti nell'amministrazione pubblica sia necessario essere cittadini comunitari.
Il quadro giurisprudenziale, come sottolineano i curatori, non è affatto uniforme, anche perché "pur non affrontando esplicitamente la questione, vi sono numerose norme che sanciscono la parità di trattamento tra stranieri e italiani nel mondo del lavoro". Come la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 1975 o le due direttive europee contro la discriminazione, recepite nel 2003 dall'ordinamento italiano.
Il merito della guida sta allora proprio in questo, nel cercare di fare chiarezza tra disposizioni divergenti, con tanto di esempi e riferimenti a norme e sentenze. "Al di là delle valutazioni di opportunità e giustizia – spiegano infatti i curatori –, questa piccola dispensa si propone di illustrare le due diverse posizioni richiamando le leggi e la giurisprudenza prese a riferimento".
Per maggiori informazioni
La Guida


